È bello rileggere quello che abbiamo scritto in passato, perché ci permette di vedere l’evolvere dei nostri pensieri, propositi, vedute. Sa, Professore, a volte basta cambiare anche piccole abitudini o interessi nella nostra vita per scoprire motivazioni nuove e stimoli forti per portarci oltre la routine. Così è successo anche a me. Un anno fa su Precariamente scrivevo quanto ora le leggerò… una pagina di vita, per me lontana, forse non tanto cronologicamente, ma di sicuro come stato d’animo:
18 gennaio 2007
Chiacchiere fra colleghi
“Succede anche che un giorno un collega si fermi a parlare con te, mentre tu pensavi a tutto, meno che a te stesso e alle esigenze più profonde del tuo spirito… Scopri così che qualcosa di importante nella tua vita non va. Senti parole che da troppo tempo allontani dalla tua coscienza, perché la vita quotidiana, fatta di bollette sempre più care, t’impone di sfuggire. Allora ti ritrovi a parlare dei tempi dell’università, quelli della ricerca, della scrittura, delle illusioni che ti fecero sentire un padreterno, mentre ora sì e no hai il rispetto di qualche alunno… “La scuola ti svuota della creatività, ti toglie la libertà, io voglio uscirne”… mi dice il collega in piena crisi esistenziale, dopo neanche un anno di ruolo. Perché succede anche questo, dopo che per anni hai patito la precarietà, soffri anche il regime che la scuola sta diventando e in cui alla fine finisci per sottostare. “Ma perché proprio a me viene a dire queste cose?” penso tra me e me, che faccio una fatica quotidiana per stare a galla fra i tanti problemi che vivo. Forse perché non sono ancora così istituzionalizzata come tanti altri colleghi che parlano solo di scuola? “Io sono l’ultima a poterti aiutare collega”, penso, perché in questo momento neppure io so bene quello che farò e sarò nella vita. Però… però come ti capisco! Dalle tue parole traspare una profonda verità, un’antica verità che mi accompagna da sempre: “chi nasce scrittore ha bisogno dei tempi, delle atmosfere, delle pause e anche delle noie del non far niente…, è un bisogno”, continui a dirmi, mentre ripenso ai giorni passati davanti al computer a scrivere il mio primo libro… le ore che non mi pesavano mai e che passavano nella gioia che presto avrei sperimentato vedendo il mio lavoro pubblicato… ma allora ero diversa io, era diversa la mia vita, le mie necessità… “io vorrei fondare una rivista, è il mio sogno da sempre” incalza il collega, “sto cercando collaboratori, non vorresti scrivere anche tu?” IO? Io che ho stracciato le pagine del mio passato? Non so neanche più bene chi sono, una volta sì, ora non so più in che direzione andare. So solo che la vita ha un caro prezzo, che sono lontana dalla mia famiglia e che devo mantenermi, di scrittura non si vive, e a volte neppure ho più quell’atmosfera… quel tempo… scrivo ogni giorno parole nella mia anima, sono pagine e pagine che mai vedranno la luce, sono emozioni che si cristallizzano e che mai condividerò sulla carta perché per pudore, stanchezza, forse pigrizia lascio al vento. “Tu ti stai rassegnando!” continua il collega. Chissà, forse ha ragione lui, o semplicemente si va oltre, si muta, si diventa altro. Chissà, collega, se tu riuscirai in questa impresa, e io te lo auguro, perché se sarà così è perché ci hai creduto fino in fondo. Io, invece, forse non ho più voglia di crederci e scrivo solo per condividere qualcosa di me, senza prendermi troppo sul serio. Per me oggi la vita è questa nebbia che rende tutto così confuso e PRECARIO anche se il rischio, come tu dici, collega, è che uno prima o poi finisca per non crederci più nelle proprie capacità, a furia di sfuggirle…”

E' il mio dirimpettaio.
Un personaggio immaginario che incarna il qualunquismo dell'italiano medio. Supponente, tuttologo e benpensante, passa la sua giornata affacciato al balcone ad osservare la vita che scorre. Anche la mia...




















3 Commenti
Gennaio 8, 2008 alle 5:17 pm
… congratulazioni Nevia!
per l’evoluzione…
e pure per le stimolanti riflessioni!
Gennaio 9, 2008 alle 10:04 am
Prima o poi ti scipperò la vignetta qui sopra: troppo bella!
Gennaio 9, 2008 alle 12:56 pm
Lo ricordo benissimo questo post!
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