Professore! Mamma mia che ricordo! M’è venuto in mente oggi, trovandomi tra le mani, per caso, La notte santa di Gozzano, un poeta che amo molto, delicato, raffinato e discreto come la città che gli diede i natali. Ero alle elementari e per il Natale la maestra ci fece imparare a memoria La notte santa per una mini recita. Ricordo l’emozione e insieme la gioia che mi accompagnava, ogni volta che facevamo qualcosa di diverso con la mia amata maestra (che chiamavamo signorina, come si usava a quei tempi giù da noi). Già, ora che ci penso deve essere stata lei a trasmettermi quel metodo vecchia maniera, fatto di tanta scrittura e lettura, i famosi RIASSUNTI (se ne fanno sempre meno alle elementari) che sono l’incubo dei miei alunni. Una volta un tizio mi disse: quando si fa un riassunto, un concetto entra 7 volte in testa. A me questa cosa è piaciuta proprio tanto… E quanti riassunti ho fatto!
“- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell’osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.”
E quanta serietà c’era nell’ultima frase pronunciata da una delle mie amiche nascosta per fare il narratore esterno. Io ero san Giuseppe! Sì, perché negli anni ‘70, almeno nella mia scuola, le classi erano ancora separate per sessi. Non vi dico che rivoluzione ormonale scatenava l’ingresso alle medie, perché oltre alla novità dei prof, c’era quella dei compagni maschietti… e che cambiamenti avvenivano. Si diventava piccole donne.
E poi continuava:
“- Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe
Il campanile scocca
lentamente le sette”.
E così via di seguito fino alla fine:
“La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa”. ecc. ecc.
Insomma già allora, sia pure in una recita nelle sante vesti di san Giuseppe andavo in cerca di un … posto!

E' il mio dirimpettaio.
Un personaggio immaginario che incarna il qualunquismo dell'italiano medio. Supponente, tuttologo e benpensante, passa la sua giornata affacciato al balcone ad osservare la vita che scorre. Anche la mia...




















5 Commenti
Febbraio 19, 2008 alle 9:30 pm
[...] Redazione: Già, ora che ci penso deve essere stata lei a trasmettermi quel metodo vecchia maniera, fatto di tanta scrittura e lettura, i famosi RIASSUNTI (se ne fanno sempre meno alle elementari) che sono l’incubo dei miei alunni. … [...]
Febbraio 19, 2008 alle 11:39 pm
Nei cinque anni delle elementari ho avuto una “signorina”, una suora e due maestri, in pratica quattro insegnanti diversi. Solo uno di loro è durato due anni di seguito, dalla terza alla quarta elementare, facendo però “disastri” a livello didattico: in quinta dovemmo studiare, in aggiunta al programma standard, anche parte del programma di matematica e d’italiano dei due anni precedenti.
Il Prof, come lo chiamavano, veniva in classe e non ci costringeva ad imparare tabelline o verbi, ma ci faceva compilare quotidianamente una rubrica telefonica dove riportavamo, ordinate alfabeticamente e scritte in rosso tutte le parole nuove che imparavamo ed in nero il loro significato e l’etimologia.
In un altro quadernetto ci faceva scrivere i risultati e le nostre impressioni sugli esperimenti scientifici: veniva in classe e con materiali comuni eseguiva esperimenti per dimostrarci le leggi della natura.
Invece dei voti, i più bravi ricevevano fette di panettone, caramelle o figurine degli album.
(ovviamente, capirete, sto parlando di un paio di ere geoliche fa, oggi queste cose non sarebbe possibili se non al costo di ricevere la denuncia di qualche genitore!)
Vi ero molto affezionato, in quinta non lo trovai più: non ho mai capito se andò in pensione o fu trasferito (=licenziato).
E’ stato il migliore dei quattro, quello che più mi ha formato, insegnandomi l’arte della curiosità.
Febbraio 20, 2008 alle 10:21 am
che bel ricordo anche per me Ennebì!
Ho studiato anch’io questa poesia alle elementari.
La ricordo bene perché la sapeva pure mia mamma e recitavamo insieme! Diciamo che l’ho imparata più che altro sentendo lei che …declamava!
grazie !!!
Febbraio 20, 2008 alle 3:45 pm
http://www.volipindarici.it/appunti/aglie/agl_13.htm
Febbraio 21, 2008 alle 7:08 pm
La cara vecchia scuola di una volta…
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